Savennières Dop

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I vini Savennières  Dop sono bianchi e per lo più secchi. In alcuni casi possono tuttavia contenere zuccheri fermentescibili. Presentano un colore che va dal giallo scarico al giallo dorato.

AOP – Appellation d'origine protégée
PDO – Protected Designation of Origin
Maine-et-Loire -  Pays de la Loire - FR FRANCE

Dop  Fr

Vino Francia  Denominazione di origine protetta (DOP)    PDO-FR-A0158  Savennières  Vino  Registrata  18/09/1973

Savennières

2.   Tipo di indicazione geografica

DOP - Denominazione di origine protetta

3.   Categorie di prodotti vitivinicoli

Vino

4.   Descrizione del vino (dei vini)

Caratteristiche del prodotto

Si tratta di vini bianchi fermi, secchi, semi-secchi, amabili o dolci, le cui principali caratteristiche analitiche sono:
- i vini secchi presentano un titolo alcolometrico volumico naturale minimo dell’11,5 %;
- gli altri vini presentano un titolo alcolometrico volumico naturale minimo del 12,5 %;
- i vini secchi presentano, dopo la fermentazione, un tenore di zuccheri fermentescibili (glucosio e fruttosio) inferiore o uguale a 4 grammi per litro o 8 grammi per litro, quando il tenore di acidità totale espresso in grammi di acido tartarico per litro non è inferiore di oltre 2 grammi per litro al tenore di zuccheri fermentescibili;
- in seguito all’arricchimento, i vini secchi non superano il titolo alcolometrico volumico totale del 13 %. I tenori di acidità volatile, acidità totale e anidride solforosa totale sono quelli stabiliti dalla normativa europea.

Caratteristiche analitiche generali
Titolo alcolometrico totale massimo (in % vol)
 
Titolo alcolometrico effettivo minimo (in % vol) 11
Acidità totale minima
 
Acidità volatile massima (in milliequivalenti per litro)
 
Tenore di anidride solforosa totale (in milligrammi per litro)
 
Descrizione

I vini sono bianchi e per lo più secchi. In alcuni casi possono tuttavia contenere zuccheri fermentescibili. Presentano un colore che va dal giallo scarico al giallo dorato. Al naso sono generalmente caratterizzati da sentori o note aromatiche floreali (acacia, tiglio, ecc.), uniti a note fruttate che possono ricordare la pera, la pesca, la mela cotogna, la mandorla tostata, l’uva passa, il miele, il tutto arricchito da un tocco di mineralità. Ampio e grasso, l’attacco in bocca rivela tutta la complessità aromatica di questi vini. Il finale è una combinazione di freschezza, mineralità e una punta di amaro, da cui scaturiscono equilibrio e armonia. Questi vini si esprimono al meglio dopo diversi anni in bottiglia. I vini con zuccheri fermentescibili sono caratterizzati da un’elevata attitudine all’invecchiamento.

5.   Pratiche di vinificazione

a.   Pratiche enologiche essenziali

Pratica enologica specifica

È vietato l’uso di trucioli di legno. In seguito all’arricchimento, i vini secchi non superano il titolo alcolometrico volumico totale del 13 %.

Per gli altri vini è vietata qualsiasi pratica di arricchimento. Oltre alle disposizioni di cui sopra, i vini devono rispettare gli obblighi relativi alle pratiche enologiche stabiliti a livello dell’Unione e dal Code rural et de la pêche maritime (codice rurale e della pesca marittima).

I vini sono sottoposti ad affinamento almeno fino al 15 marzo dell’anno successivo a quello della vendemmia.

Densità di impianto - Distanza

Pratica colturale

Le vigne presentano una densità minima d’impianto di 4 000 ceppi per ettaro. Le viti non possono presentare una distanza interfilare superiore a 2,50 metri e una distanza tra i ceppi dello stesso filare inferiore a 1 metro. Le parcelle di vigne con una densità d’impianto inferiore a 4 000 ceppi/ha, ma superiore o uguale a 3 300 ceppi/ha, beneficiano, per la raccolta, del diritto alla denominazione di origine controllata, fermo restando il rispetto delle disposizioni relative alle norme di palizzamento e di altezza del fogliame previste dal disciplinare. In queste parcelle di vigne la distanza interfilare non può essere superiore a 3 metri mentre la distanza tra i ceppi dello stesso filare non può essere inferiore a 1 metro.

Norme in materia di potatura e di palizzamento della vite

Pratica colturale

Le viti sono potate entro il 30 aprile con la tecnica della potatura mista, con un massimo di 12 gemme franche per ceppo, di cui al massimo 4 sul capo a frutto.

L’altezza del fogliame palizzato deve essere almeno pari a 0,6 volte la distanza tra i filari, sapendo che l’altezza del fogliame palizzato è misurata tra il limite inferiore del fogliame, posto ad almeno 0,40 metri dal suolo, e il limite superiore di cimatura, situato ad almeno 0,20 metri sopra il filo superiore di palizzamento.

Le parcelle di vigne con una densità di impianto inferiore a 4 000 ceppi per ettaro, ma superiore o uguale a 3 300 ceppi per ettaro, devono inoltre rispettare le seguenti norme di palizzamento: l’altezza minima dei picchetti di palizzamento fuori terra è di 1,90 metri; il palizzamento è costituito da 4 livelli di fili; l’altezza minima del filo superiore è di 1,85 metri dal suolo.

Irrigazione

Pratica colturale : È vietata l’irrigazione.

Raccolta

Pratica colturale

L’uva viene raccolta effettuando la selezione dei grappoli sulla pianta. È vietato l’uso della vendemmiatrice.

b.   Rese massime

Vini secchi e semi-secchi

50 ettolitri per ettaro

Altri vini

35 ettolitri per ettaro

6.   Zona geografica delimitata

Tutte le fasi di produzione hanno luogo nella zona geografica il cui perimetro comprende il territorio dei seguenti comuni del dipartimento di Maine-et-Loire sulla base del codice geografico ufficiale del 2018: Bouchemaine, La Possonnière, Savennières.

7.   Varietà principale/i di uve da vino

Chenin B

8.   Descrizione del legame/dei legami

1.   Informazioni sulla zona geografica

a)   Descrizione dei fattori naturali rilevanti per il legame

La zona geografica è situata sulla riva destra della Loira, a circa 15 chilometri dalla città di Angers. È caratterizzata da un insieme di pendii esposti a sud/sud-est che si estendono dalla Loira per una larghezza compresa tra 500 e 1500 metri coprendo un territorio di circa 6 chilometri che si sviluppa lungo la Loira. A nord della zona geografica sorge un vasto altopiano più freddo, esposto ai venti, vocato principalmente all’allevamento e alla cerealicoltura.

Il substrato geologico è rappresentato da formazioni scistose e scistoso-arenacee che vanno dall’Ordoviciano superiore al Devoniano inferiore e, localmente, da filoni vulcanici (riolite e spilite). All’inizio dell’altopiano si sono depositate alcune sabbie eoliche del Quaternario che hanno dato origine a uno strato più o meno spesso. Nelle zone collinari la roccia madre è nella maggior parte dei casi molto vicina alla superficie.

La zona geografica copre il territorio di 3 comuni: Bouchemaine, La Possonnière e Savennières.

Il clima è oceanico ma il massiccio dei Mauges, a ovest, attenua questa caratteristica oceanica con un effetto «Föhn». Nella zona riparata dai venti umidi, la pluviometria media annua è di 650 mm, mentre sulle colline dei Mauges supera gli 800 mm. Questa differenza di precipitazioni è ancora più marcata durante il ciclo vegetativo della vite, in particolare da giugno fino al periodo della vendemmia. Le temperature medie annue sono relativamente elevate (circa 12 °C). Il fiume Loira esercita un’importante funzione termoregolatrice sulla vicina collina colpita dai venti dominanti, contribuendo al mantenimento di elevate temperature notturne. La Loira svolge un ruolo essenziale anche nel favorire, durante il periodo della raccolta, la comparsa di nebbie mattutine essenziali allo sviluppo della muffa nobile.

b)   Descrizione dei fattori umani rilevanti per il legame

Inizialmente limitata alle parcelle vicine alle grandi abbazie di Angers, la viticoltura si è prima diffusa intorno alla città di Angers e poi, nel IV secolo, sulle colline di Pruniers e Bouchemaine. Intorno al 1130 i monaci dell’abbazia di Saint-Nicolas d’Angers piantano delle viti su una collina affacciata sulla Loira, alla quale «La Roche aux Moines» deve il suo nome. Nel 1140, per iniziativa di alcune monache benedettine, viene edificato nel piccolo comune di La Possonnière un convento denominato «Le Prieuré», intorno al quale sorgono allora ampi vigneti. Da allora il vino di «Savennières» è apprezzato dalle tavole nobili, segnatamente, nel XV secolo, quella del «buon re Renato» (Renato I d’Angiò). Quest’ultimo, assaggiando un bicchiere di vino di una parcella a ovest del comune di La Possonnière durante una sosta, lo descrive come «goccia d’oro». Da allora questa parcella è conosciuta come «Clos de la Goutte d’Or».

I vigneti si sviluppano soprattutto durante il XVII e il XVIII secolo. Bidet e Duhamel de Monceau, nel loro «Traité sur la nature et la culture de la vigne» pubblicato nel 1749, affermano: «Le colline che si affacciano su entrambi i lati della Loira ospitano i vari vigneti dell’Anjou; queste colline sono a mezza o a un quarto di lega le une dalle altre, estendendosi per 7 o 8 leghe da Angers verso la Bretagna. Sono soltanto rocce, un tempo assolutamente sterili, occupate da sterpaglie, boscaglia e vecchi alberi che un tempo rendevano il paese inaccessibile e impenetrabile e che fungevano da rifugio per ogni tipo di bestia selvatica e animale velenoso. Il territorio, molto difficile da dissodare, è ora perfettamente coltivato e interamente piantato a vite fino al punto in cui la collina comincia a digradare e a orientarsi verso nord per un’estensione corrispondente a mezza lega o a un quarto di lega. Scendendo verso Nantes, le colline sulla riva destra della Loira sono orientate a mezzogiorno, quindi il loro vino è migliore e più forte di quello della riva sinistra». Le colline e i terreni vicino al piccolo comune di Savennières sono coperti di vigne e ogni casa di campagna ha diverse superfici coltivate a vite. Alla vigilia della Rivoluzione, i «cahiers de doléances» redatti in occasione degli Stati generali presentano la situazione dei vigneti che sorgevano sulle colline. «Savennières: 2 460 abitanti, territorio coperto per un terzo da vigneti di ottimo vino (...). Non ho mai visto una località più tassata di quella di Savennières» scriveva allora M. Dertrou, amministratore.

Il XIX secolo segna una profonda metamorfosi della viticoltura in relazione ai sostanziali progressi registrati in campo enologico e fitosanitario, grazie all’intervento di viticoltori come Guillory, intenzionati a ottenere vini di qualità e a mantenere la notorietà dei vini di «Savennières». Vengono allora effettuate numerose ricerche, sia nella sperimentazione di altri vitigni, in particolare il Madeira Verdelho del quale, secondo il professor Maisonneuve, alla «Coulée de Serrant» era impiantata una sessantina di piante, sia nella realizzazione di terrazzamenti o di prove di palizzamento. Lo Chenin B resta tuttavia la varietà di predilezione di questi vigneti. Nel 1865, durante una delle sue visite, Jules Guyot descrive perfettamente il metodo di gestione del vigneto parlando di potatura a sperone, di spollonatura e di raccolta effettuata «quando gran parte dell’uva è a uno stadio di maturazione avanzata».

La denominazione di origine controllata «Savennières» è riconosciuta con decreto dell’8 dicembre 1952, che definisce principalmente i vini con zuccheri fermentescibili. Sotto l’impulso dei successivi presidenti del sindacato di tutela, tra cui Michèle Bazin de Jessey, questo decreto porta alla definizione dei vini secchi, con la possibilità di produrre vini con zuccheri fermentescibili, rispecchiando in tal modo le pratiche in uso nei vigneti e l’originalità del contesto naturale.

Nel 2009 il vigneto è gestito da 34 operatori.

2.   Informazioni sulla qualità e le caratteristiche del prodotto

I vini sono bianchi e per lo più secchi. In alcuni casi possono tuttavia contenere zuccheri fermentescibili. Presentano un colore che va dal giallo scarico al giallo dorato.

Al naso sono generalmente caratterizzati da sentori o note aromatiche floreali (acacia, tiglio, ecc.), uniti a note fruttate che possono ricordare la pera, la pesca, la mela cotogna, la mandorla tostata, l’uva passa, il miele, il tutto arricchito da un tocco di mineralità.

Ampio e grasso, l’attacco in bocca rivela tutta la complessità aromatica di questi vini. Il finale è una combinazione di freschezza, mineralità e una punta di amaro, da cui scaturiscono equilibrio e armonia.

Questi vini si esprimono al meglio dopo diversi anni in bottiglia. I vini con zuccheri fermentescibili sono caratterizzati da un’elevata attitudine all’invecchiamento.

3   Interazioni causali

La superficie parcellare delimitata per la vendemmia classifica le parcelle situate sui pendii riparati, ben orientati a sud, caratterizzate da terreni superficiali sviluppati su formazioni scistose e scistoso-arenacee del massiccio primario o da terreni poco profondi, sviluppati su sabbie eoliche. Questi terreni, poco fertili e molto sassosi, presentano un’elevata capacità di drenaggio e una bassa riserva idrica.

Queste condizioni vitivinicole impongono una gestione ottimale della pianta e del suo potenziale produttivo, attraverso una specifica gestione del vigneto, rigide norme di potatura e una raccolta basata sulla selezione dei grappoli, anche per la produzione dei vini secchi.

La competenza degli operatori si esprime attraverso l’attaccamento allo Chenin B, vitigno rustico che in queste condizioni rivela tutta la sua originalità e pienezza. I viticoltori si sono adattati alle peculiarità e alla ricchezza di questa varietà, diversificando i percorsi tecnici. A seconda dell’ubicazione, della gestione del vigneto e delle condizioni climatiche dell’annata, i vini prodotti in modo tradizionale presentano un tenore più o meno elevato di zuccheri fermentescibili. Quando le condizioni climatiche a fine vendemmia sono favorevoli, grazie alla funzione termoregolatrice della Loira e ai venti incanalati dal fiume che favoriscono meccanicamente l’essiccazione degli acini o grazie alla presenza delle nebbie mattutine, è possibile ottenere vini «amabili» o «dolci» a partire da una raccolta di acini colpiti dalla muffa nobile, sotto l’azione della Botrytis cinerea, o previa concentrazione mediante appassimento sulla pianta.

Gli operatori hanno inoltre presto adottato le tecniche necessarie a ricavare il meglio dalle uve, adeguando le loro tecniche di vinificazione. Per ottenere un vino dagli aromi complessi, si è inoltre reso necessario, dopo la fermentazione, un periodo di affinamento in tino. Per raggiungere quest’obiettivo, il disciplinare definisce un periodo minimo di affinamento fino al 15 marzo dell’anno successivo a quello di raccolta.

Dalla combinazione di un ambiente così caratteristico, di un vitigno perfettamente idoneo al contesto naturale e di viticoltori che ne sanno sfruttare tutte le potenzialità si ottengono vini caratteristici e originali, che vantano una notorietà storica. Nel 1816 André Jullien, nella sua «Topographie de tous les vignobles connus», non esita a parlare di questi vini come di vini di prima categoria riconoscendone l’originalità, la qualità e la reputazione.

Dal 2001 i vigneti di «Savennières», simbolo della mitezza e del piacere di vivere dell’Anjou, la cosiddetta «douceur angevine», sono classificati patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco.

9.   Ulteriori condizioni essenziali (confezionamento, etichettatura, altri requisiti)

Zona di prossimità immediata

Quadro normativo:

legislazione dell’UE

Tipo di condizione ulteriore: deroga relativa alla produzione nella zona geografica delimitata. 
Descrizione della condizione:

La zona di prossimità immediata, definita in deroga per la vinificazione, l’elaborazione e l’affinamento dei vini, è costituita dal territorio dei seguenti comuni secondo il codice geografico ufficiale del 2018: Angers, Beaulieu-sur-Layon, Bellevigne-en-Layon (ex territori dei comuni delegati di Champ-sur-Layon, Faveraye-Mâchelles, Faye-d’Anjou, Rablay-sur-Layon e Thouarcé), Blaison-Saint-Sulpice (ex territori dei comuni delegati di Blaison-Gohier e Saint-Sulpice), Brissac Loire Aubance (ex territori dei comuni delegati di Les Alleuds, Brissac-Quincé, Charcé-Saint-Ellier-sur-Aubance, Luigné, Saint-Rémy-la-Varenne, Saint-Saturnin-sur-Loire, Saulgé-l’Hôpital e Vauchrétien), Chalonnes-sur-Loire, Chaudefonds-sur-Layon, Chemillé-en-Anjou (ex territori dei comuni delegati di Chanzeaux e Valanjou), Denée, Doué-en-Anjou (ex territorio del comune delegato di Brigné), Les Garennes sur Loire (ex territori dei comuni delegati di Juigné-sur-Loire e Saint-Jean-des-Mauvrets), Mauges-sur-Loire (ex territorio del comune delegato di Saint-Laurent-de-la-Plaine), Mozé-sur-Louet, Mûrs-Erigné, Rochefort-sur-Loire, Sainte-Gemmes-sur-Loire, Saint-Melaine-sur-Aubance, Soulaines-sur-Aubance, Terranjou (ex territori dei comuni delegati di Chavagnes, Martigné-Briand e Notre-Dame-d’Allençon) e Val-du-Layon (ex territori dei comuni delegati di Saint-Aubin-de-Luigné e Saint-Lambert-du-Lattay).

Etichettatura

Quadro normativo:

legislazione nazionale

Tipo di condizione ulteriore: disposizioni supplementari in materia di etichettatura
Descrizione della condizione:

Tutte le indicazioni facoltative sono riportate sulle etichette in caratteri le cui dimensioni non superano, né in altezza né in larghezza, il doppio di quelle dei caratteri che compongono il nome della denominazione di origine controllata.

Il nome della denominazione di origine controllata può essere integrato dalla denominazione geografica «Val de Loire» in base alle norme stabilite dal disciplinare. Le dimensioni dei caratteri della denominazione geografica «Val de Loire» non superano, né in altezza né in larghezza, i due terzi di quelle dei caratteri che compongono il nome della denominazione di origine controllata.

I vini devono recare obbligatoriamente, nei documenti commerciali, nei documenti di accompagnamento e nell’etichettatura, la menzione «demi-sec» (semi-secco), «moelleux» (amabile) o «doux» (dolce) corrispondente al tenore di zuccheri fermentescibili (glucosio e fruttosio) presente nel vino, quale definito dalla normativa UE. In etichetta, queste menzioni figurano nello stesso campo visivo del nome della denominazione di origine controllata.

L’etichettatura dei vini che beneficiano della denominazione di origine controllata può precisare il nome di un’unità geografica più piccola, a condizione: - che si tratti di una località accatastata; - che essa figuri nella dichiarazione di raccolta. Il nome della località accatastata è stampato in caratteri le cui dimensioni non superano, né in altezza né in larghezza, la metà di quelle dei caratteri che compongono il nome della denominazione di origine controllata.

Link al disciplinare del prodotto

https://info.agriculture.gouv.fr/gedei/site/bo-agri/document_administratif-a87a8bc4-187d-4cf2-82e7-f4a10eb68f12

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