menunovita

 

Argomenti trattati in questo articolo :
 champignon, pleurotus, OPO Veneto, Tisoi, Marco Menin, substrato, funghi coltivati, Angelo Squizzato

 I produttori veneti di funghi coltivati sono sostanzialmente fiduciosi


 

Per i funghi coltivati nel Veneto ci sono prospettive positive. I produttori sono sostanzialmente fiduciosi: il prodotto sta andando, le richieste sono buone e gli stessi prezzi non stanno deludendo. Sono previsioni fatte alla luce anche della carenza di funghi spontanei per i quali si sta presentando una stagione molto magra. Se ne stanno raccogliendo pochissimi nei boschi, dai quali si torna con i cestini vuoti.

PlerotusQualcosa si trova sempre, ma questo non fa mercato. Né gli esperti, considerando come è stato il tempo (brutto per i funghi, ma anche per tutte le colture, una pessima primavera e un’estate poco favorevole), ritengono che la situazione possa migliorare in maniera sensibile. Anche per questo, nei prossimi mesi, dovrebbe lievitare la richiesta di funghi coltivati. Non ha sorpreso il calo di consumi durante questa estate: da sempre succede con il caldo, mentre, come si annuncia l’autunno, essi ripartono e si stabilizzano. Più dell’80 per cento dei funghi coltivati in Italia è gustato fresco, mentre il prodotto destinato all’industria conserviera proviene dall’estero. “Bisogna essere sempre cauti nelle previsioni, ma ritengo che ci siano buone condizioni per il nostro prodotto.

E’ di alta qualità, le richieste sono sostenute”, commenta Marco Menin, socio OPO Veneto, erede di una storica famiglia di coltivatori di funghi di Tisoi, località alle porte di Belluno. L’attività è stata avviata dal padre Narciso che aveva appreso “l’arte” in Svizzera, dove era emigrato. Considerando che in Italia, in particolare nel Nord, i consumi di funghi coltivati non è molto sviluppato (se ne consumano, a testa, metà rispetto alla Francia e ad altri paesi europei), si ritiene che la richiesta non possa che aumentare e che quindi ci siano le condizioni per la crescita della produzione. La coltivazione nazionale (dato Istat 2012) è di dieci milioni 865 mila quintali. Negli ultimi anni c’è stata una continua crescita.

Tra i problemi, con i quali i funghicoltori, si devono misurare c’è il crescente costo di produzione, dovuto all’energia, alla gestione aziendale, alla materia prima (il substrato sul quale si sviluppano i funghi). La varietà più coltivata nel Veneto, che è tra le regioni in testa per qualità dell’offerta, è lo champignon (agaricus bisporus), uno dei funghi più commercializzati nel mondo. Si posiziona bene, sempre nel Veneto, il pleurotus (chiamato in veneto sbrisa); quindi il pioppino e altri tipi, ma in quantità molto limitata. Un orizzonte, dunque, interessante per i funghi coltivati, a condizione, si evidenzia a OPO Veneto, che si mantenga alta la qualità e che si curi la presentazione, che è molto importante per catturare l’interesse del consumatore. Per il settore ha un ruolo importante la Grande distribuzione organizzata, soprattutto per la continuità dell’offerta e per il mantenimento delle quotazioni.
Angelo Squizzato

fonte : www.ortoveneto.it

 


 

TUTTE LE NOVITA' DEL SETTORE

TORNA ALLA HOME PAGE

 

CERCA NEL SITO

 

News

Cerca per :

ar